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La Spezia 13/09/1913 - La Spezia 06/08/1979

Dalle Giovanili   p g
1931/32 SPEZIA B 33 1
1932/33 SPEZIA B 31 0
1933/34 LIVORNO A 24 1
1934/35 LIVORNO A 22 0
1935/36 SIENA B 13 0
1936/37 LUCCHESE A 12 0
1937/38 LIGURIA A 26 0
1938/39 LIGURIA A 5 0
1939/40 LIGURIA A 6 0
1940/41 SPEZIA B 25 1
1941/42 SPEZIA B 32 0
1942/43 SPEZIA B 21 0
1945/46 SPEZIA B/C 19 0
1946/47 SPEZIA B 7 0
1947/48 SPEZIA B 17 0
1948/49 SPEZIA B 6 0
         

Dal libro di Armando Napoletano “Un giorno di allarmi aerei – 1944 –2002”

Wando Persia, uomo eroico del calcio italiano, persona taciturna, giocatore simbolo di un’ epoca, di quando il calcio era un valore certo e gli stadi scrigni d’oro che si libravano nell’aria ad ogni gol. Un campione diverso da quelli di oggi; i ragazzi si fissavano in loro, se li mangiavano con gli occhi, gli scrivevano letterone, perché sono loro, mica la televisione che fanno andare a letto contenti dopo una partita. Persia fu campione nel silenzio, fino alla fine ma sembra quasi essersi dimenticato di morire, tanto viene ricordato in ogni parte del paese per quel suo modo di giocare e per quell’invenzione di ottavio Barbieri, il mezzo sistema, che partiva proprio dallo spostamento del terzino volante dietro tutti.

Era nato il 13 settembre del 1913 proprio alla Spezia ma è nel Liguria che si era fatto immediatamente valere giocando anche un famoso derby della Lanterna contro il Genoa che purtroppo fu deciso da una sua sfortunatissima autorete. Allo Spezia rimase fino al 49-50 ma ne fu bandiera anche dopo.

Fu il giocatore sul quale Barbieri costruì tutto il suo mezzo sistema. Davanti a Bani i due terzini si schieravano praticamente in orizzontale, con Persia dietro e Borrini sul centravanti, libero da qualunque compito di marcatura. Era l’uomo di temperamento di quello spogliatoio, assumendosi sempre di più, proprio per volere dello stesso Barbieri, la parte di funzione di deus ex machina del teatro antico, l’intervento finale del Dio folgorante che salvava sull’ultimo uomo. Era un difensore di talento, poliedrico in una squadra di legiferanti ben assortita. Oggi, i suoi eredi sul campo, sono solo copia sbiadita. Quando mollò lui lo Spezia mollò la B per sempre. Chissà se da quella collina dove ancora oggi idealmente riposa, può ancora metterci una pezza lui.

 

 

Dal libro : 1989 A.C. Spezia ieri, oggi … domani. di Fulvio Andreoni.

Nel quartiere dei Buggi nasce, cresce Wando Persia, giocatore carismatico di uno Spezia ambizioso, indimenticabile caro Wando che per tutta la vita ha voluto al suo fianco il silenzo, la modestia. Mai un gesto di stizza, mai un attimo di ribellione. Cresce, impara l’arte pedatoria, arriva ad indossare la candida maglia dell’aquilotto spezzino. Un sogno tramutato in realtà. Il giorno dell’esordio, una giornata di azzurro cristallo. Resterà il ricordo più bello della sua gioventu’. Eccolo al momento dell’ingresso in campo, una fuggevole occhiata alla collina natale, un segno della croce e via nella mischia. Umer, Persia,Farina, Andrei, Bozzo, Venturini, Mian, Comar, Arella, Sabbatini, Cappelli. Che team.

Il Picco era allora tabù per grandi e piccole squadre. Campionato 1932/33, lo Spezia è piazzato in quarta posizione, lo precedono il Livorno , il Brescia promosse alla serie maggiore ed il Modena. I dirigenti labronici sono rimasti estasiati dal gioco concreto e senza fronzoli di Persia. L’anno successivo Wando e Cappelli sono in amaranto. Si sono aperte le grandi porte del calcio. Si materializzano lustrini e pane. Il Livorno ha nomi famosi, in primis il famoso Mario Magnozzi e con lui Bruno Arcari ed il fortissimo Uslenghi. I massimi critici De Martino, Roghi, Casalbore, Del Cittadino hanno parole di elogio per Wando Persia, il terzino venuto dall’ombra di una piccola frazione. Un difensore pieno di grinta che non conosce malizie, scriveva De Martino, leale fino all’esasperazione ribadiva Casalbore, le giovani generazioni dovrebbero prenderne l’esempio, affermava Roghi. L’avversario, Persia lo blocca con l’arma del gioco, mai cattiverie nelle sue azioni, andava dicendo Del Cittadino. Scriba illustri, maestri dell’arte giornalistica. Sono meravigliose le sue stagioni a Livorno. Una sola nostalgia, la sua casa, il suo piccolo mondo così tradizionalista.

Dal Livorno passa al Siena alla Lucchese ed al Liguria. Anche qui incontra subito i favori del pubblico e della stampa. Persia gioca alla grande nei derby con il Genoa. Incancellabile quello del 17 ottobre 1937. Un muro di folla a Cornigliano. Vince il vecchio grifone. Persia gioca alla grande ma il maligno e beffardo destino stà in agguato. Il Genoa fa suo il derby per un autogol proprio di Wando Persia. Nella stagione 1940/41 torno a casa . E’ veramente felice. La sua parabola di calciatore è compiuta, avrebbe meritato molto di più di quella maglia azzurra della nazionale militare. Torna alla ribalta con i Vigili del Fuoco nella stagione 1944, sono i campioni del nord Italia. Poi, con tanta nostalgia, appende le scarpe al chiodo. E’ allenatore ma non vuol muoversi dalla Spezia. Svolge la sua professione dignitosamente rispettando tutto e tutti. Non ha nemici, non può averne ! Poi l’oblio, lentamente si distacca dal mondo del calcioche è stato per lui la vita. E’ profondamente amareggiato. Quanta ingratitudine. Poi un triste mattino da il suo addio al mondo. Lo fa in silenzio con dignità. Questo era Wando Persia un nome entrato nella leggenda del calcio spezzino. Ai giovani diciamo era  un atleta, un uomo di immensa onestà.

 

Wando Persia, in maglia a righe,  durante una trasferta del campionato di guerra 1944.

Insieme al lui Bruno Rossi, Carlo Scarpato, Carmelo Amenta, Paolo Rostagno ed Eraldo Borrini.

Wando Persia ai tempi del Liguria
Wando Persia allenatore dello Spezia Arsenal

Il 22 agosto 1979 si gioca l'amichevole Spezia-Roma e prima del via viene osservato un minuto di raccoglimento in ricordo di Wando Persia scomparso qualche settimana prima